La storia della fotografia Subacquea

“…quando si prende dimestichezza con lo scafandro, non si avvertono più i disagi che procura, e si arriva ad interessarsi di ciò che ci circonda, si è colpiti dalla diversità e dalla bellezza del paesaggio sottomarino. A perdita d’occhio si possono scorgere praterie di alghe ondeggianti,  nella corrente, e scarpate di roccia formate dai blocchi franati dalla montagna. Ogni pietra è rivestita dal suo casco di alghe e in  ogni spaccatura brulica una fauna di invertebrati. La stranezza di questo paesaggio sottomarino mi aveva causato da tempo una vivissima impressione e mi pareva deplorevole non riuscire a farne una descrizione che non fosse inesatta e fortemente incompleta. Qualche bravo palombaro ha tentato, è vero, di fare dei disegni, ma senza buoni risultati. Allora ho deciso di provare con l’immagine fotografica …”

Louis BoutanQuesto passaggio tratto dalle Memorie sulla fotografia subacquea segna l’inizio di questa attività e porta la firma di quello che per antonomasia è l’inventore della fotosub: Louis Boutan.

Siamo nel 1893, poco più di cent’anni fa, una data storica e recente se si paragona alla fotografia tradizionale, ma che Boutan nelle sue memorie elenca con incredibile precisione manualistica e tecnica, tutti i passaggi per arrivare a scattare fotografie subacquee.  Egli affronta tutti gli argomenti tecnici e pratici e ancora oggi questo introvabile volume è incredibilmente moderno.

Durante l’inverno del 1892 realizza una custodia stagna  in rame con tre oblò, uno per l’obbiettivo e due per il mirino, munita anche di  un pallone esterno per la compensazione; la chiusura avviene per mezzo di una  guarnizione di caucciù stretta da diversi galletti dove poter alloggiare  una Detective, la fotocamera ideata da Thomas  Bolas per Scotland Yard.  I problemi per renderla stagna  non sono facilmente superabili. Boutan allora decide di portare la macchina in  acqua così com’è. Fa preparare lastre apposite, modifica la fotocamera ma nulla,   le immagini sono distorte, confuse. Luis Boutan non si arrende, costruisce una nuova custodia stagna, per una macchina grande formato, 13 x 18, lavorando accuratamente sulle guarnizioni; il nuovo scafandro è ingombrante, e può lavorare solo appoggiato al fondo ma è un successo! Alcune immagini vengono pubblicate sui giornali e si aprono nuovi orizzonti verso il sesto continente.

Prima foto subacqueaBoutan lavora anche all’illuminazione costruendo dei bulbi al magnesio e ossigeno, per la verità non continuò la sperimentazione ma fu in grado di aprire la strada verso i colori che poi altri perfezionarono e resero fruibile al mondo.

Il Dott. Longley,  nel 1917 seguendo gli insegnamenti e le indicazioni di Boutan, intraprese i primi esperimenti con una custodia di sua invenzione per macchine formato 9x12. Le sue fotografie fecero epoca, ma divenne famoso per essere il primo a realizzare fotografie subacquee a colori, utilizzando le lastre Autochrome inventate e commercializzate niente meno che dai fratelli Lumière nel 1923. Tuttavia la velocità di esposizione delle lastre ( circa un paio di DIN) non avrebbe mai permesso fotografie accettabili ad animali in movimento e Loggley seguendo ancora una volta la traccia di Boutan, costruì un grosso flash galleggiante in grado ampiamente di illuminare la porzione di mare ripresa dall’obiettivo della fotocamera.

Tutta la serie delle sue fotografie a colori vennero pubblicate sul National Geographic dando al Dott. Longley fama mondiale e segnando di fatto la nascita della fotografia moderna.Longley

Intanto, altri pionieri iniziarono a inventare attrezzature per muoversi sott’acqua in maniera diversa dal palombaro, dalle prime pinne, alle maschere fino ai moderni sistemi di respirazione.

Sono gli anni 40 quelli c he segnano il passo della fotografia subacqua, Hans Hass, realizza quella che per un ventennio rimane il sogno di tutti i fotografia subacquei: la Rolleimarin. Si trattava di una custodia che ancora oggi possiamo definire d’avanguardia, con tutti i congegni tecnici che servivano a fare funzionare la fotocamera biottica Rolleiflex ospitata al suo interno. Hans Hass forte del successo avuto con la pubblicazione del libro “tra squali e coralli”  corredato da molte fotografie, si impose come uno dei primi moderni fotografia subacquei anche se in Italia per la verità molti lo avevano già preceduto.

Draegergegenlunge converted model 138 Hans und Lotte Victor de SanctisDraeger gegenlunge modell 138 Hans Hass Lotte and ? infatti costrui per la sua fotocamera ROBOT una custodia che gli permise di essere uno dei primi operatori video e registi mondiali esperto in riprese sottomarine, ma non fui l’unico, ricordiamo Raimondo Bucher, Lino Pellegrini e in Francia il trio Thaillez, Dumas e Cousteau!

Nel dopoguerra si ha una vera e propria espansione, grazie all’avvento dell’autorespiratore e della pellicola a colori il mondo sottomarino si colora e la fotografia subacquea  si espande.

L’ingegnere belga Jean de Wouthgers progetta la calipso Phot, una fotocamera rivoluzionaria a mirino galileiano, la prima fotocamera che nasce subacquea senza bisogno di scafandro. Nikon di li a breve afoto7cquisterà il brevetto e inizierà la realizzazione delle gloriose Nikonos a cui dedicheremo  il prossimo articolo esaustivo.

Parallelamente continua in Italia la produzione e la realizzazione di scafandri più calypso2bo meno artigianali tanto che risulta impossibile una completa ricostruzione cronologica, citiamo Luigi Bicchiarelli di Milano con le fantastiche BICMAR.

La Bicmar ha prodotto custodie pe
r reflex (famosa la Robotmarine utilizzata da Gianni Roghi per le foto nella spedizione italiana in Mar Rosso per la realizzazione del film di Bruno Vailati e Folco Quilici "Sesto Continente"), per Rolleiflex e per cineprese, flash, "capsule" per obiettivi  terrestri da applicare alle Nikonos e, soprattutto, custodie professionali per cineprese 16mm tra cui la "Jumbo Sub" per Arriflex 16mm commissionata da Pippo Cappellano, Tridente d'Oro nel 1983, per realizzare documentari tra i quali il pluripremiato "L'uomo in più" nella tonnara di Favignana.

Gli strumenti di Bicchiarelli erano caratterizzati da due peculiarità: la elevata qualità in termini di precisione e materiali e la ricerca di soluzioni innovative. Una di queste era il famoso Sub Eye: su progetto di Enrico Cappelletti, noto fotosub, Bicchiarelli realizzò una "capsula" che conteneva un obiettivo terrestre, che poteva essere un 16mm Nikon o Sigma oppure un 21 o 24 mm sempre delle stesse marche, per poterlo applicare alla Nikonos. (FONTE  fotoevita.net)

foto8Nello stesso periodo nasce la Gagy, di Gaetano Gianni, che oltre a custodie e accessori progetta e realizza la anfibian 35 una compattissima macchina anfibia. Dagli anni settanta in poi l’evoluzione delle custodie è stata costante e molte aziende hanno investito in progettazione di custodie e accesssori dedicati, ricordiamo la S.O.S di Torino, il Sub Center di Milano, il Centro Foto Ottico Subacqueo di Genova,  Fraco Sub, Fulgormare, Nimar, Isotecnic, FotoLeone, Underwave,  e altre, ma questa è  storia moderna che tratteremo  in apposito capitolo sulle custodie per digitali.

Per ora fermiamoci qui, vi invito a visitare il Museo Nazionale delle Attività subacquee  Historical Diving Society di Marina di Ravenna dove potrete ammirare la riproduzione dello scafandro di Boutan, o il Museo Nazionale del Cinema di Torino dove si trova la custodia di Vioctor de Santis.

Da parte mia ringrazio per la consulenza e la collaborazione il fotografo Fabio Liverani.

Alberto Balbi

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